L’appello M5S: salviamo la polizia postale di Cuneo!

Abbiamo depositato interrogazione al Ministro dell’Interno in merito alla notizia riportata sui principali quotidiani locali secondo cui nella bozza di riordino della Polizia Postale e delle Telecomunicazioni diffusa dal Dipartimento di Pubblica Sicurezza in Piemonte sarebbe previsto solo il mantenimento degli uffici di Torino e Novara con la conseguente chiusura del dipartimento di Cuneo.

Più in generale tale bozza prevederebbe il mantenimento di un solo Ufficio nei Capoluoghi di Regione e la chiusura di circa 50 Sezioni Provinciali (dalle 80 attuali) con il conseguente quasi dimezzamento dell’organico.

E’ noto come il personale della Polizia Postale sia altamente specializzato ed ii suoi compiti spazino dalla lotta ai reati informatici e telematici, al contrasto alla pedopornografia e del terrorismo, nonché a fronteggiare lo spregevole fenomeno dello sfruttamento della prostituzione, materie queste assegnate in via prioritaria per legge, e per taluni aspetti di competenza esclusiva, a questa Specialità della Polizia di Stato.

Inoltre proprio la sua presenza capillare sul territorio, attraverso una ramificazione provinciale, è risultata essere in questi anni un modello vincente, consentendo di conseguire numerosi risultati positivi, riconosciuti sia a livello nazionale che internazionale, nei confronti di una dilagante criminalità.

La chiusura del dipartimento di Cuneo è inaccettabile poiché è evidente come il taglio di uffici e di personale della Polizia Postale si riverbererà sicuramente sulla sicurezza dei cittadini.

Abbiamo chiesto quindi al Ministro se condivida tali scelte e se intenda prendere provvedimenti per modificare la bozza di riordino degli uffici della Polizia Postale diffusa dal Dipartimento di Pubblica Sicurezza. Vigileremo sulla questione e faremo di tutto per salvare il dipartimento cuneese.

Fabiana Dadone – deputata M5S
Mauro Campo – consigliere regionale M5S
Manuele Isoardi – candidato Sindaco M5S per Cuneo

E’ tutta colpa di Beppe Grillo

di Beppe Grillo

Oggi ho scoperto di essere io la causa del problema di libertà di stampa in Italia. Lo afferma il rapporto di Reporters Sans Frontieres appena pubblicato. Mi ha aperto gli occhi. Io pensavo che fosse perché i partiti politici con la lottizzazione si sono mangiati la Rai piazzando i loro uomini nel management e nei telegiornali e dicendo loro che cosa dire e che cosa non dire. Pensavo che fosse per i giornalisti cacciati dai programmi RAI o per le minacce del partito di governo a quelli che sono indipendenti, come Report. Pensavo che fosse perchè in Italia non ci sono editori puri e metà delle tv generaliste le controlla il capo di Forza Italia e perchè la tessera numero uno del Pd controlla il secondo giornale più diffuso in Italia. No, la colpa è mia.

Se i TG e i giornali non vi danno le notizie o vi danno notizie false o vi danno notizie non verificate è perchè hanno paura di me. Reporter Senza Frontiere dice che diffondo “l’identità” dei “giornalisti sgraditi“. Forse non sono stati informati bene dai direttori dei giornali italiani che li hanno contattati per cambiare la classifica (vi hanno contattato, vero?). Non viene pubblicata l’identità dei giornalisti sgraditi, viene smentita la balla che diffondono o viene risposto alle loro offese gratuite. Sono andato a ripescare i post del 2016, anno a cui si riferisce il report, in cui si parla di giornalisti. Eccoli:

Gennaio 2016: quando Orfeo, direttore del tg1, censurò la carrellata di indagati del pd
Aprile 2016: quando il direttore de l’Unità D’Angelis pubblicò la bufala di Virginia Raggi nel video di propaganda di Berlusconi e neppure chiese scusa
Ottobre 2016: Federica Angeli che sminuiva le minacce mafiose arrivate a un nostro consigliere
Ottobre 2016: Rondolino che dà del cretino a Gianroberto Casaleggio, cofondatore del MoVimento 5 Stelle, poco dopo la sua scomparsa
Novembre 2016: la bufala cosmica di Jacopo Iacoboni pubblicata da La Stampa su Beatrice Di Maio e ripresa da tutti i media senza alcuna verifica

Poi ci sono centinaia di denunce di bufale generiche e di censure più o meno velate. Ma cari reporter senza frontiere, denunciare un fatto (l’oggettiva inesistenza di libertà di stampa) e chiedere smentita alle notizie false non può essere considerata un’intimidazione. Noi ci battiamo per un’informazione libera, indipendente e accessibile a tutti come ci ha riconosciuto Julian Assange, intervenuto a Italia 5 Stelle a Palermo: “Avete ottenuto un risultato straordinario, squarciando il velo dei filtri, che sono molto forti in Italia, della vecchia stampa mainstream corrotta. Penso che questo sia probabilmente il vostro successo più importante“.

Ma anche Assange ha preso un abbaglio. La colpa di questo sistema informativo marcio è mia. In un Paese in cui un ex premier condannato tiene in mano tre televisioni da oltre 20 anni, dove molti giornali nazionali sono amministrati da editori impuri iscritti a partiti politici o, peggio ancora, dove alcuni quotidiani sono persino proprietà diretta di partiti politici, il problema sono io, che scrivo su un blog. Ma… sarà.

Sviluppo economico e benessere sociale

Lo sviluppo economico non coincide necessariamente con la crescita del Prodotto interno lordo (Pil) ma riguarda il benessere collettivo e il rapporto equilibrato tra la società umana e l’ambiente in cui vive. Il M5S è rivoluzionario perché ad un modello di crescita lineare della produzione vuole sostituire un modello circolare che si rigenera di ciclo in ciclo. Il valore d’uso dei prodotti materiali e immateriali deve tornare a prevalere sul valore di scambio tipico dell’economia capitalistica. Il fine della produzione non deve essere esclusivamente la valorizzazione monetaria del singolo imprenditore ma il benessere sociale. L’economia circolare produce sviluppo, l’economia lineare solo crescita dell’output che spesso corrisponde a un minor benessere sociale e ambientale (inquinamento, consumismo, sfruttamento intensivo del lavoro umano).

Ciò premesso, è ovvio che per riconvertire e rilanciare l’economia nazionale serva un programma politico di lungo periodo, elaborato con l’aiuto dei maggiori esperti di settore e degli stessi cittadini comuni che vivono quotidianamente le contraddizioni dell’economia produttivista. Per questo il M5S ha preparato un percorso di sviluppo economico elaborato e ambizioso che verrà presentato su questo blog da figure autorevoli e votato dagli iscritti certificati. Prima di questo passaggio, però, i tre parlamentari che si sono occupati del programma – il deputato Giorgio Sorial, la senatrice Barbara Lezzi e l’europarlamentare Ignazio Corrao – hanno deciso di organizzare dei convegni di approfondimento dei quattro principali ambiti dello sviluppo economico:

I convegni riguarderanno:
1) il nuovo modello di sviluppo economico e di benessere sociale, gli obiettivi da raggiungere, gli strumenti di implementazione e il superamento del Pil quale indicatore di misura;
2) la politica industriale necessaria per realizzare il nuovo modello, i processi produttivi, le azioni per lo sviluppo tecnologico innovativo, gli strumenti per l’attrazione degli investimenti privati, l’ecosistema integrato e il ruolo dello Stato e delle società partecipate;
3) la politica commerciale nazionale e il ruolo delle autorità nella definizione delle regole, la tutela e la responsabilizzazione del consumatore, il commercio internazionale e gli effetti sugli interessi sociali;
4) il rapporto tra il nuovo modello di sviluppo e i vincoli economico-finanziari dell’Unione Europea, le priorità per il recupero di sovranità economica, gli effetti sociali ed economici dei vincoli imposti e del loro superamento.

Il primo convegno dal titolo “Sviluppo economico e benessere sociale”, si terrà a Roma venerdì 28 aprile, alle ore 10, nella sala Regina della Camera dei Deputati.

I relatori saranno Olli Kangas, professore e direttore del KELA, agenzia governativa finlandese che si occupa di welfare e benessere, incaricato di implementare progetti pilota quale il reddito di cittadinanza universale; Katherine Trebeck, ricercatore all’Oxfam e responsabile della costruzione e implementazione dello Humankind Index in Scozia; Lorenzo Fioramonti, professore all’Università di Pretoria e direttore del Govlnn, centro studi sudafricano per le politiche di sviluppo e gli indicatori di benessere; Helena Norberg-Hodge, fondatrice e direttrice di Local Futures, organizzazione internazionale che sviluppa modelli innovativi e strumenti per il rafforzamento delle comunità locali e la riconversione economica; Claudio Mario Grossi, professore all’Università Cattolica di Milano, e Gloria Germani, scrittrice e filosofa impegnata nel dialogo interculturale Occidente-Oriente.
Luigi Di Maio introdurrà l’evento con un saluto e parteciperanno naturalmente anche Giorgio Sorial, Barbara Lezzi e Ignazio Corrao.
Siete tutti invitati a partecipare!

Qui il link per accreditarsi: http://m5s.info/sviluppoeconomico

Rinunciare al vitalizio? Lo ha fatto solo il 5 stelle Bono

Rinunciare al vitalizio? Lo ha fatto solo Davide Bono (M5S).

E gli altri consiglieri regionali a partire da Mariano Rabino? In Tv fieri di rinunce che poi recuperavano zitti zitti. Vergogna!

Un vero peccato l’approvazione dell’emendamento M5S che ha permesso la pubblicazione di questi documenti…

di Davide Bono, Consigliere regionale M5S Piemonte

Rinunciare al vitalizio? Si può, basta volerlo. Sono stato l’unico Consigliere regionale piemontese ad averlo fatto. Ho rifiutato 81 mila euro che gli spettavano per legge. Gli altri? Senza distinzione si sono presi tutto come vitalizio o contributi pensionistici.

Il Movimento 5 Stelle è diverso: è tutto documentato, tutto nero su bianco. Basta leggere il sito della Regione Piemonte che finalmente ha pubblicato l’elenco dei beneficiari dei vitalizi e quello dei Consiglieri a cui sono stati restituiti i contributi. La pubblicazione è stata ottenuta dopo una dura battaglia del Gruppo M5S, così è stata garantita ai cittadini la massima trasparenza sull’utilizzo dei loro soldi. E’ stato così sanato un vulnus di trasparenza generato dalla Legge Madia che considerava tali dati come “sensibili” e dunque pubblicabili solo in forma anonima, consentendo però un intervento legislativo delle Regioni così come avvenuto in Piemonte su spinta del Movimento 5 Stelle.

La vera rivoluzione sarebbe però l’abolizione retroattiva dei vitalizi come da noi già richiesto più volte con proposte bocciate dal Pd. Un odioso privilegio retributivo percepito dopo soli 5 anni di lavoro in Regione, mentre i comuni cittadini prendono una pensione contributiva dopo 40 anni.

Oggi i Consiglieri del Movimento 5 Stelle continuano a restituire ai cittadini parte dei propri stipendi. Quest’anno i portavoce M5S in Consiglio regionale hanno restituito 248.924,82 euro, il 50% è stato destinato agli interventi urgenti per le scuole piemontesi ed il restante 50% al fondo del microcredito regionale gestito dalla Fondazione don Mario Operti.

Rinunciare al vitalizio? Lo ha fatto solo il 5 stelle Bono

Rinunciare al vitalizio? Lo ha fatto solo Davide Bono (M5S).

E gli altri consiglieri regionali a partire da Mariano Rabino? In Tv fieri di rinunce che poi recuperavano zitti zitti. Vergogna!

Un vero peccato l’approvazione dell’emendamento M5S che ha permesso la pubblicazione di questi documenti…

di Davide Bono, Consigliere regionale M5S Piemonte

Rinunciare al vitalizio? Si può, basta volerlo. Sono stato l’unico Consigliere regionale piemontese ad averlo fatto. Ho rifiutato 81 mila euro che gli spettavano per legge. Gli altri? Senza distinzione si sono presi tutto come vitalizio o contributi pensionistici.

Il Movimento 5 Stelle è diverso: è tutto documentato, tutto nero su bianco. Basta leggere il sito della Regione Piemonte che finalmente ha pubblicato l’elenco dei beneficiari dei vitalizi e quello dei Consiglieri a cui sono stati restituiti i contributi. La pubblicazione è stata ottenuta dopo una dura battaglia del Gruppo M5S, così è stata garantita ai cittadini la massima trasparenza sull’utilizzo dei loro soldi. E’ stato così sanato un vulnus di trasparenza generato dalla Legge Madia che considerava tali dati come “sensibili” e dunque pubblicabili solo in forma anonima, consentendo però un intervento legislativo delle Regioni così come avvenuto in Piemonte su spinta del Movimento 5 Stelle.

La vera rivoluzione sarebbe però l’abolizione retroattiva dei vitalizi come da noi già richiesto più volte con proposte bocciate dal Pd. Un odioso privilegio retributivo percepito dopo soli 5 anni di lavoro in Regione, mentre i comuni cittadini prendono una pensione contributiva dopo 40 anni.

Oggi i Consiglieri del Movimento 5 Stelle continuano a restituire ai cittadini parte dei propri stipendi. Quest’anno i portavoce M5S in Consiglio regionale hanno restituito 248.924,82 euro, il 50% è stato destinato agli interventi urgenti per le scuole piemontesi ed il restante 50% al fondo del microcredito regionale gestito dalla Fondazione don Mario Operti.

SALUTE: M5S, SU LISTE ATTESA E INTRAMOENIA GOVERNO ORA RISPETTI IMPEGNI

Approvata alla Camera la Mozione M5s: Italia ha bisogno di un sistema di prenotazioni on line, di garantire i servizi anche nel fine settimana e negli orari serali e di sanzioni certe.

QUI LE SLIDES_DELLA MOZIONE M5S

Roma, 12 aprile – “Nel nostro Paese le aziende sanitarie devono consentire l’utilizzo delle apparecchiature e l’accesso alle strutture anche nelle ore serali e nei giorni feriali, i direttori generali che non facciano rispettare la normativa sulla libera professione vanno realmente sanzionati e il servizio di prenotazione per avere accesso alle prestazioni sanitarie deve avvenire esclusivamente mediante l’infrastruttura in rete. Su questi punti, attraverso l’approvazione della nostra mozione, oggi l’Italia ha fatto un primo passo in avanti”.

Così i deputati M5s in commissione Affari Sociali commentano l’approvazione della mozione a prima Firma Giulia Grillo da parte dell’Aula di Montecitorio.

“Agli impegni presi oggi dal governo però devono seguire misure e interventi legislativi che traducano i propositi in azioni. Le liste d’attesa dilatate all’infinito sono inaccettabili e mettono seriamente in discussione il diritto alla salute. A sua volta, il sistema dell’intramoenia deve essere sottoposto a maggiori controlli, anche al fine di limitare i possibili fenomeni corruttivi, i quali rischiano di incentivare ulteriormente la migrazione dei cittadini verso la sanità privata. Tra gli altri impegni assunti dal governo segnaliamo quello relativo al Cup (Centro unico di prenotazione) che deve essere realizzato integralmente, mentre oggi è attuato a “macchia di leopardo”. Fondamentale è poi garantire l’operatività del Cup web.
Relativamente alla libera professione, l’esecutivo conferma la nostra impostazione: le aziende devono inderogabilmente fissare annualmente i volumi delle prestazioni e monitorare che tali volumi non superino quelli istituzionali. Sempre le strutture aziendali sanitarie devono farsi carico di gestire l’agenda delle prenotazioni, che non può essere affidata al professionista il quale, al massimo, potrebbe co-gestire tale attività. Tra gli altri punti della mozione approvati: la tracciabilità della fatturazione della libera professione, la contabilità separata e la messa in rete di tutte le strutture esterne presso le quali viene effettuata l’intramoenia – pena la sospensione della stessa –. Messi a sistema, tutti questi aspetti sono essenziali per garantire la trasparenza del sistema e scongiurare fenomeni corruttivi.
Infine, abbiamo ribadito la necessità di garantite il rispetto di una legge vigente: qualora la prestazione superi i tempi massimi e la struttura non abbiamo adempiuto ad aumentare il sistema di offerta, la prestazione stessa deve essere garantita anche in intramoenia con il solo costo del ticket a carico de cittadino”.

Crollo cavalcavia, tragedia sfiorata a Fossano. Interrogazione M5S in Parlamento

Una rampa di collegamento del viadotto della tangenziale di Fossano, nel Cuneese, è crollata improvvisamente sulla strada sottostante, via Marene. Distrutta un’auto dei carabinieri, che stava effettuando un posto di blocco. I militari, secondo le prime informazioni, hanno sentito degli scricchiolii e hanno fatto in tempo a mettersi in salvo. In via precauzionale, la polizia locale, con l’ausilio delle altre forze dell’ordine, sta lavorando alla chiusura totale della tangenziale. Sul posto vigili del fuoco e personale comunale stanno cercando di comprendere le cause del collasso della struttura.

“Siamo due miracolati”, dicono i due carabinieri scampati al crollo. Si tratta di un carabinieri di 25 anni e di un maresciallo aiutante di 55, entrambi in servizio presso la stazione di Fossano. Sotto choc, i due militari sono stati visitati sul posto dal 118. Sul posto, per sincerarsi delle loro condizioni, il comandante della stazione di Fossano, maggiore Danilo Barbabella.


Al Ministero delle infrastrutture e trasporti  per sapere premesso che:

  • In data 18/04/2017 a Fossano (CN) è crollato un viadotto  della tangenziale, di competenza dell’ANAS, che attraversa via Marene nelle vicinanze del cimitero cittadino. Per una mera circostanza fortuita non vi sono stati morti o feriti ma solo danni ad un automobile dei Carabinieri i cui occupanti sentendo gli scricchiolii provenire dal viadotto stesso si sono allontanati appena in tempo.
  • Al momento non è possibile stabilire le cause del crollo ma secondo Adriano Scarzella, ingegnere, vicepresidente Ordine Ingegneri della Provincia Cuneo e referente per le questioni strutturali l’ipotesi più probabile  pare sia il collassamento di un giunto. Sempre secondo lo stesso ingegnere la rottura potrebbe essere stata provocata da problemi di manutenzione. Per esempio, d’inverno lo spargimento del sale crea infiltrazioni d’acqua e grande corrosione dei trefoli (cavi), che alla lunga possono essere danneggiati. Una volta che il giunto è collassato , si è verificato il cosiddetto “crollo a ginocchio”, cioè il cedimento del giunto dall’altra parte.
  • La Procura della Repubblica di Cuneo ha aperto un procedimento penale , al momento contro  ignoti , per stabilire le cause del crollo ed individuare  i responsabili. Verrà quindi svolta una perizia per capire se è questione di progettazione, esecuzione di lavori , materiali utilizzati o scarsa manutenzione. Non è purtroppo il primo episodio di crollo di un viadotto che si verifica in Italia ; solo  un  mese  fa, infatti, è crollato un ponte sull’autostrada A14 al km 235+800, all’altezza di Camerano (Ancona), tra le uscite di Loreto e Ancona Sud. In quell’occasione vi furono due morti e tre feriti gravi. Altri casisi sono verificati in Sicilia e in altre Regioni d’Italia.
  • La  normativa di settore sul controllo dei ponti, in particolare la Circolare del Ministero LL.PP, Presidenza del Consiglio superiore – Servizio tecnico centrale n. 34233 del 25-2-1991, prescrive a carico dei gestori di strutture da ponte stradale la “conoscenza delle caratteristiche delle opere loro affidate […] sostenute da adeguata documentazione tecnica da istituire per ogni opera  […] contenente tutti i dati salienti relativi alla progettazione […] e alla gestione”, l’esecuzione di verifiche, modulate in : vigilanza, ispezione, manutenzione e restauro, da svolgere a varie scadenze temporali “p.to 9. Gestione dei ponti stradali della Circolare n. 34233/1991”; in particolare, la vigilanza dovrebbe essere permanente in modo da “accertare ogni fatto nuovo, l’insorgere di anomalie esterne, come fessurazioni, deformazioni anomale, armature scoperte […] e [il personale preposto] dovrà immediatamente segnalare tali effetti all’Ufficio da cui dipende” ; la documentazione delle operazioni di vigilanza dovrà essere allegata al fascicolo  dei documenti “di cui al punto 9.1” della Circolare; le ispezioni dovranno essere oggetto di report da “conservare insieme alla documentazione tecnica di cui al punto 9.1”; la manutenzione ordinaria dovrebbe prevedere “ la riparazione localizzate superficiali delle parti strutturali, da effettuar anche con materiali speciali” e “gli interventi localizzati contro la corrosione”; la manutenzione straordinaria dovrebbe prevedere il ripristino di parti strutturali in calcestruzzo armato, la protezione delle armature scoperte, la protezione dei calcestruzzi da azioni disgreganti con eventuale applicazione di film protettivo -:

– Se il Ministro interrogato sia a conoscenza:

  1. se l’ANAS, gestore del viadotto crollato, abbia rispettato la normativa sul controllo dei ponti;
  2. se abbia  eseguito la vigilanza permanente, le ispezioni e la manutenzione ordinaria della struttura;
  3. se il gestore  abbia tenuto un registro o un fascicolo tecnico sui controlli effettuati sulle strutture da ponte e in che data risultino i vari livelli di accertamento e riscontro tecnico delle prime;
  4. se il gestore  abbia eseguito la manutenzione ordinaria tramite le riparazioni localizzate e gli interventi localizzati contro la corrosione;
  5. se abbia documentazione che provi l’avvenuto svolgimento delle attività prescritte dalla normativa specifica di settore e in caso positivo si chiede di fornirla all’interrogante;
  6. se una tempestiva ottemperanza alle prescrizioni normative sulla gestione dei ponti stradali non avrebbero potuto evitare il crollo.

Fabiana DADONE

Allarme Plastica: a rischio la salute e l’ambiente

traduzione di un articolo pubblicato sul The Guardian.

“Le aziende e i privati hanno il dovere di riciclare il più possibile e di creare e utilizzare confezioni più sostenibili. Ho appena litigato con la nuova bottiglia in plastica di sapone liquido della mia cucina: non riuscivo a far funzionare la pompa. L’ho armeggiato, l’ho premuta, ruotata, l’ho rotta e poi, improvvisamente e senza una particolare ragione, il contenuto è schizzato dappertutto. Poi ho litigato anche con il cellophane che avvolgeva la scatola di cartone contenente le mie bustine del tè. Non riuscivo a toglierlo, né a penetrarlo con le mie unghie o le forbici, pertanto ho pugnalato l’intera scatola con un coltello appuntito e l’ho sventrata. È tutta colpa mia, perché avrei dovuto comprare una saponetta avvolta nella carta e del the in foglie imballate in uno strato di cartone, non qualche foglia avvolta nella carta, avvolta nel cartone, a sua volta imballato nel polietilene. Non l’ho fatto perché sono pigro, come tanti consumatori moderni. Ma magari questi imballi relativamente moderni mi infastidiscono e mi irritano ancora di più perché ho un’età tale da ricordarmi di quando non ne avevamo bisogno.

LA PLASTICA È PER SEMPRE

Mi mancano le vecchie bottiglie del latte (vetro, fatto di sabbia e facilmente riciclabile), i sacchettini di carta marrone per frutta e verdura sfusi. Li usavamo per assorbire l’olio dei nostri fish and chips fritti e, al posto dei sacchettini di the, usavamo le foglie di the e le teiere. Non si tratta di inutile nostalgia: mostra che si può vivere senza una quantità eccessiva di involucri, come i venditori sui siti di e-commerce con packaging stile matrioska, e senza tutta quella plastica. E questi imballi moderni mi infastidiscono e mi irritano ancora di più perché ho un’età tale da ricordarmi di quando non ne avevamo bisogno. Oggi c’è plastica, plastica, plastica: dappertutto! Che cosa c’è di più stupido di quattro mele o pere su un letto di polistirolo, coperte da un guscio in plastica dura, avvolto nel polietilene? Possiamo ancora acquistare frutta e verdura sfusi, ma è difficile trovare qualcuno che si prepari le patatine da solo: si vendono in sacchetti di plastica, pronte da cuocere. Non stupisce, pertanto, che non siano in molti quelli che osano pensare a packaging e riciclaggio, perché se lo facciamo le nostre prospettive appaiono terrificanti. Durante un viaggio dal Cairo a Cape Town, Melinda Watson, fondatrice della Raw Foundation, si è fermata ogni 100km per registrare l’allarmante quantità di plastica presente in un metro quadrato su entrambi i lati della strada, perlopiù bottiglie in plastica di bevande, sacchetti in plastica e contenitori di cibo in polistirolo. “La plastica non può mai essere riciclata completamente. Dopo due o tre ricicli, la sua qualità si riduce. Uno sconcertante 72% delle confezioni in plastica non viene recuperato: il 40% è smaltito in discarica e il 32% esce dal sistema di raccolta” afferma Watson. Nei nostri oceani, la plastica si scompone in molecole che si comportano come spugne e raccolgono altre tossine, coloranti, additivi, plastificanti, che entrano nella nostra catena alimentare e ci avvelenano. È semplice: se le tossine entrano, dovranno uscire da qualche parte. Tutta la plastica realizzata è ancora qui, in una qualche forma.

DESIGN E RICICLAGGIO INADEGUATI.

I peggiori colpevoli sono la plastica monouso e le confezioni in plastica: bicchierini per caffè (ne vengono gettati 10.000 ogni due minuti nel solo Regno Unito), cannucce (gli americani ne utilizzano 500 milioni ogni giorno), cartoni dello yogurt, agitatori per cocktail, rasoi in plastica, micro-perle e cartoni in Tetra Pak (perché sono realizzati con diversi ingredienti difficili da separare: cartone, alluminio, rivestimenti in plastica) e cialde di caffè. Dì un nome di un oggetto: probabilmente non siamo in grado di riciclarlo. John Sylvan, inventore della cialda di caffè monouso K-Cup, la più venduta in America, adesso “rimpiange di averlo fatto”. Ma è troppo tardi: c’è e dobbiamo trovare un modo di gestirla, di smaltire il bilione di cialde, vasetti, contenitori, involucri, cartoni della pizza, tubetti di dentifricio e tutti gli altri materiali con residui di cibo attaccati, prima che distruggano noi e la vita marina. Rispetto alle cialde di caffè, Nespresso afferma che sono realizzate al 99% in alluminio e completamente riciclabili, e che le capsule usate possono essere consegnate a uno dei punti di raccolta presso le sue 6.000 boutique nel Regno Unito. Ma quanti lo fanno? La Nestlé, proprietaria del marchio Nespresso, ha rifiutato di comunicare in che proporzione vengano riciclate le sue capsule di caffè.

GRANDI IDEE

Tuttavia, vi sono numerosi esempi positivi. L’azienda casearia Müller sta invertendo il proprio piano di vendere latte esclusivamente in bottiglie in plastica, incoraggiando un ritorno alle bottiglie in vetro e alle consegne a domicilio. Le auguro buona fortuna. In passato, nel Regno Unito il 94% del latte era imbottigliato, adesso solo il 4%. A livello nazionale, la Francia ha varato una nuova legge, che entrerà in vigore nel 2020, per assicurare che tutti i bicchieri, le posate e i piatti in plastica possano essere compostati e siano realizzati in materiali di origine biologica. La Germania ha il supermercato zero rifiuti Original Unverpackt e Amburgo è arrivata a bandire le cialde di caffè (spesso un mix di alluminio e plastica) dagli edifici pubblici.

Vi sono nuove aziende emergenti, più attente all’utilizzo di packaging sostenibili. Un birrificio americano ha introdotto gli edible six-pack rings (anelli per confezioni da sei commestibili), mentre Gumdrop ricicla e lavora chewing gum, trasformandoli in stivali Wellington, cover di cellulari, cancelleria e confezioni. Altri stanno realizzano materiali da imballo da amido di mais compostabile o sorgo, mentre l’azienda newyorchese Ecovative design ha sviluppato materiali di imballo basati su funghi. Queste iniziative, grandi e piccole, ci lasciano sperare che saremo in grado di affrontare il problema dei rifiuti di imballo. Ma non dobbiamo dimenticare che l’età dell’oro dello zero packaging non si è davvero conclusa. Possiamo scegliere di acquistare bottiglie di latte, estratto di lievito e ketchup in vetro, invece di queste inutili versioni spremibili in plastica, possiamo rifiutare i sacchetti in plastica e impegnarci molto di più a vivere producendo meno rifiuti, come facevamo in passato.

DEF = LACRIME E SANGUE!

Finalmente, dopo lunga attesa ieri è giunto il testo del Def emanato dal Governo.

In esso si prevede che il PIL nel 2017 cresca dell’1.1 %, rispetto alle previsioni autunnali che lo indicavano all’1%. Il rapporto debito/Pil, invece, viene fissato allo stesso livello del 2016, dal 132,6% al 132,5%. È dato in calo dal 2018 (al 131%, fino al 125,7% del 2020).

Per quanto riguarda il rapporto deficit/Pil viene previsto in calo dal 2,4% del 2016 al 2,1% del 2017.

Il pareggio di bilancio verrà avvicinato nel 2019 (-0,2%) e raggiunto nel 2020 (0%), con un saldo primario (saldo al netto della spesa per interessi) in costante crescita, dall’1,7% del 2017 al 3,8% del 2020.

Quello che il Def dice, in sostanza, è che i conti pubblici seguiranno la via tracciata dal Fiscal Compact attraverso un misto di crescita (sempre bassa) e soprattutto di sacrifici!

È la stessa ricetta degli ultimi 6 anni, inaugurata dal Governo Monti.

Conosciamo i risultati: l’austerità strozza il settore privato ben prima di risanare i conti pubblici e così anche questi ultimi peggiorano perché diminuisce la base imponibile, il gettito e aumentano le spese sociali per disoccupazione e cassa integrazione.

Il dato più importante, in questo senso, è quello sul rapporto deficit/Pil 2018. Il Governo aveva programmato un 1,2% nel Documento programmatico di bilancio autunnale (Dpm) e lo ha mantenuto nel Def.

Se le promesse venissero davvero mantenute anche nella Nota al Def, la prossima Legge di Bilancio dovrà essere lacrime e sangue, dato che il parametro quest’anno si fermerà al 2,1%. Il Governo dovrebbe produrre uno sforzo restrittivo pari allo 0,9% in un solo anno (0,8% di aggiustamento strutturale, dall’1,5% allo 0,7%) per il quale la sola crescita dell’1% prevista per il 2018 non basterà, ammesso che si concretizzi. In tal caso, quindi,sarebbe inevitabile far scattare almeno in parte i 20 miliardi di clausole di salvaguardia, che strozzerebbero la già fragile crescita degli ultimi anni.

Il DL Immigrazione aggraverà i problemi, invece di risolverli

Il nostro dissenso nei confronti di questo decreto è molto marcato e nasce da due ordini di motivazioni che riguardano il metodo e il merito del provvedimento. Per quanto riguarda il metodo ci riferiamo al modo in cui è stato condotto l’esame del decreto legge e, soprattutto, a questo monocameralismo di fatto che ad ogni provvedimento d’urgenza si radica sempre più nelle prassi parlamentari in totale contrasto con i principi costituzionali.

Si tratta di una cattiva, anzi cattivissima pratica, che non nasce oggi, ma che con il governo Gentiloni, forse a causa della sua debolezza e precarietà politica, sembra divenire più frequente. Il tema è già stato al centro del dibattito sulle questioni pregiudiziali, ma non si può non toccare, anche nel momento in cui si arriva all’atto finale dell’esame.L’articolo 70 della Costituzione, e mi scuso per la banalità della citazione, prevede che la funzione legislativa sia esercitata collettivamente dalle due Camere.

Ciò, nella sostanza, non è avvenuto per questo decreto, come non è avvenuto in passato. Non è ammissibile che, su questioni di grande rilevanza come è appunto l’immigrazione, la Camera dei deputati si debba limitare a ratificare quanto è stato votato dal Senato, solo perché in quella Camera i numeri non sono così saldi e una terza lettura potrebbe comportare problemi. Anche sul modo in cui l’esame è stato condotto in commissione c’è molto da dire, e da parte nostra da criticare. In questo caso, e aggiungo purtroppo, la critica non può essere limitata solo al Governo, ma va estesa a tutti i soggetti che hanno avuto un ruolo determinante nello stabilire la calendarizzazione e i tempi di esame del provvedimento.
In primo luogo, dunque, i capigruppo di maggioranza che hanno accettato passivamente e, soprattutto supinamente, l’indicazione arrivata dal ministro per i rapporti con il Parlamento, di prevedere un percorso estremamente rapido, oltre che blindato ad iniziare dall’esame in commissione.

Poiché, però, alla Camera, la maggioranza richiesta dal regolamento per approvare il calendario non si raggiunge mai, non possiamo astenerci dal chiamare in causa anche la presidenza, perché materialmente alla fine è la Presidente della Camera che ha acconsentito ad una calendarizzazione che comportava come conseguenza un esame in commissione inesistente.

Di fatto, in commissione, si è tenuta un’unica seduta per esaminare gli emendamenti presentati. Quindi si è trattato di una vera e propria farsa. E chi partecipa ad una farsa ne diventa complice. E’ per questo che, quando si è capito che non ci sarebbe stato neppure lo spazio per discutere degli argomenti oggetto delle proposte emendative, l’opposizione se n’è andata lasciando a maggioranza e governo l’onere di proseguire la recita.
Passando ora al merito del decreto, il dissenso da parte del Movimento 5 Stelle rimane molto forte. In primo luogo perché è sbagliata in radice l’impostazione dell’approccio sul modo in cui viene affrontato il tema immigrazione. Il Movimento 5 Stelle sostiene da tempo che il fenomeno immigrazione è ormai un dato strutturale sia della politica europea, sia delle politiche nazionali dei singoli Stati.

Se dunque lo si vuole affrontare in maniera seria non vi è altra strada rispetto a quella dei provvedimenti strutturali e delle politiche di lungo periodo. Altrimenti il problema non solo non si risolverà mai, ma si aggraverà ogni volta di più. Al contrario il Governo continua nel voler procedere sulla scorta di provvedimenti emergenziali e di decisioni tampone, che provano a porre rimedio ad un evento come se si fosse manifestato in maniera improvvisa. Questa è sempre stata la linea che ha seguito il Viminale sin da quando c’era il ministro Alfano, e questa continua ad essere la cifra che contraddistingue l’opera del nuovo ministro Minniti. Se poi andiamo a vedere le singole disposizioni del provvedimento, il disegno che emerge è quello preoccupante di una “giustizia speciale” per alcune categorie di persone. In questo caso specifico, l’oggetto della costituenda giustizia speciale, sono i migranti, ma il problema non riguarda l’oggetto dell’operazione, bensì l’operazione stessa.

Questo testo introduce il concetto di una giustizia speciale, di un diritto che non è uguale per tutti, ma che fa delle distinzioni tra categorie di persone e che ad alcuni soggetti rende praticamente impossibile farsi ascoltare da un giudice, ed che solo ad alcuni sottrae un grado di giudizio. Questo nuovo concetto di giustizia deve essere respinto con decisione da tutte le forze democratiche e da chi crede nello Stato di diritto. Quando la bilancia della giustizia non è più in piano, quando si prevedono eccezioni che molte persone possono anche giustificare alla luce della paura che suscitano casi come ad esempio quello di Stoccolma, non si pongono le basi per avere più sicurezza. Al contrario, si pongono le basi per avere tutti meno garanzie e meno diritti. E’ come chi, per uccidere un nemico, accetta di sprigionare un virus che può infettare anche se stesso. Parlo di giustizia speciale perché è questa la direzione che si è voluta prendere con forza, dal momento che il richiedente asilo che vorrà ricorrere nei confronti della decisione delle commissioni territoriali, non avrà la possibilità concreta di essere ascoltato dal giudice al quale farà ricorso, ma avrà solo la possibilità di ricorre in Cassazione.

Qualcuno ha detto che, anche in altri Paesi, si prevedono solo due gradi di giudizio. E’ vero. Ma la differenza tra quei casi e le norme che stiamo introducendo è grossa come una casa. Perché nei casi citati è l’ordinamento che prevede per tutti solo due gradi di giudizio, qui da noi sarà invece previsto solo per alcuni. Che dire poi della norma che costringe il giudice a decidere su una controversia solo guardando una videoregistrazione di un paio di ore. Il richiedente asilo non è un turista che arriva in aeroporto dopo aver viaggiato in business class. Non scende da una nave da crociera a Civitavecchia o a Savona. Si tratta di un soggetto debole e in difficoltà. In molti casi scappa. E’ un fuggiasco da persecuzioni o dal rischio di essere vittima inerme di una guerra tra bande o peggio, vedi la Siria, tra eserciti di Stati diversi.

A questi soggetti le norme previste da questo decreto tolgono di fatto il supporto di un avvocato, perché se non vai in udienza l’avvocato può fare poco. Stringono i cordoni della borsa del gratuito patrocinio ma, soprattutto, si prevede che, quando la sua residenza è in un cie, o in altra struttura di accoglienza, tutte le comunicazioni relative alla sua richiesta vengono mandate via mail. E parliamo di persone che, in molti casi, non hanno di che lavarsi, sono stipati in alcuni casi come bestie, ma si dà per certo che possano ricevere e-mail. Che il ragionamento fili poco se l’è posto anche chi ha scritto il decreto e così chi materialmente riceve l’e-mail è il direttore della struttura di accoglienza, che la deve comunicare all’interessato. Un soggetto che non è terzo, un soggetto che non dà garanzie. Personalmente sono profondamente convinta che, con l’approvazione di questo decreto, non risolveremo i problemi che oggi ci sono, ma li aggraveremo e tra un anno ci sarà qualcuno che proporrà l’ennesima soluzione emergenziale improvvisata. Ciò di cui sono certa è che, con questo decreto, sicuramente intacchiamo lo Stato di diritto e riduciamo le garanzie, per i migranti nell’immediato, per tutti in un possibile futuro.

Il Movimento 5 Stelle non condivide l’impostazione che i governi hanno seguito in questa legislatura sull’immigrazione e, soprattutto, è profondamente contrario a questo decreto. E’ per questo, dunque, che il nostro gruppo voterà convintamente contro il provvedimento.

Fabiana Dadone M5S Camera