Il pessimo progetto di via F.lli Carando e l’anima bella del Sindaco

Quando avemmo modo di vedere il progetto, quasi due anni fa ormai, paragonammo il palazzo di questo progetto con quello purtroppo realizzato di piazza Carlo Alberto per lo stile da cubi di cemento “ex Unione Sovietica” Bra come l’ex Unione Sovietica.

Il progetto da allora è rimasto immutato fino 22/12/2017, quando la Giunta comunale ne ha deliberato l’adozione; quindi il Sindaco con delega all’Urbanistica non faccia ora l’anima bella, se non si era accorta due anni fa della bruttezza del progetto, non accampi scuse per la sua giravolta odierna in cui si dichiara non soddisfatta di un progetto che un mese fa in Giunta aveva adottato.  Non critichi allora l’intervento di Italia Nostra, perché quel suo intervento e i conseguenti commenti negativi all’opera raccolti, hanno almeno avuto l’effetto di risvegliarle un minimo di senso critico, che stranamente fino a oggi si era voltato dall’altra parte o forse assopito.

Ma le modifiche estetiche al progetto non sono sufficienti, perché il suo problema è dato dall’essere un ulteriore sfregio paesaggistico alla nostra città. Dopo la distruzione da poco completata della caratteristica urbanistica di una zona centralissima come Piazza Carlo Alberto, adesso si comincia da via Vittorio Emanuele. Sì, perché permettere di edificare un volume di 6 piani fuori terra (5 abitabili e uno “tecnico”), per una altezza complessiva coperta di 19,8 m proprio a inizio della via caratterizzata da costruzioni a 2, massimo 3 piani, significa iniziare a distruggere la caratteristica del nucleo urbano a corollario del centro storico, e una volta considerato centro storico con tanto di vincoli. Certo immaginiamo che si dica, “beh c’è già un palazzo bello alto in via F.lli Carando”, sì ma vorremmo per caso pensare che quella costruzione sia un bel biglietto da visita all’ingresso della città? E poi non siamo certo obbligati a continuare a sbagliare!

Ovviamente quell’area necessita di un recupero, ma questo dovrebbe essere pensato come succede in tutti i Comuni che usano il PRGC per il suo scopo, ovvero per regolare lo sviluppo urbanistico di un territorio con un progetto che segua degli obiettivi di bene comune, quale è il paesaggio urbano. Il nostro PRGC è invece un’accozzaglia di recepimenti di interessi privati con ben poca regolazione o visione urbanistica complessiva e questo piano di recupero ne è un esempio paradigmatico: si permette di costruire a altezze eccessive, quasi doppie del contesto in cui esiste l’area, si permette quindi di attivare un carico antropico, cioè di far nascere necessità di standard urbanistici (parcheggi e aree verdi), che non possono essere soddisfatti in quell’area, infatti se ne dovranno monetizzare  792 mq, in una città dove la Regione ci ha ricordato proprio in occasione dell’ultimo PRGC che non poteva permettersi di monetizzare per la già scarsità di standard.

In sostanza a Bra si fa esattamente l’opposto che regolare uno sviluppo urbanistico armonico, si permette qualunque speculazione senza alcuna considerazione sul bene pubblico da difendere, esattamente come stato è stato fatto per piazza Carlo Alberto, o più recentemente con il progetto di Bandito (anche lì altezze superiori a tutto l’ambito per di più su area agricola di pregio) o con il vulnus della possibilità di edificare ex novo nel centro storico (altra perla che costituisce un unicum per il nostro o meglio il loro PRGC).

Questo progetto di recupero è tutto da rifare, sono da rifare le regole speciali previste dal PRGC solo per questo lotto dove si va in deroga a volumi, altezze, standard urbanistici – tutto da rifare per prevedere al suo posto un intervento che si armonizzi con le costruzioni di via Vittorio in termini di volume e altezze, che rappresenti un bel biglietto da visita all’ingresso della città. Non si faccia rivedere solo l’estetica, si facciano eliminare dei piani.

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